Non ci vuole molto a capire che le prossime Olimpiadi invernali, previste per il 2026, si porteranno dietro una grande quantità di dubbi, lamentele, realizzazioni perlomeno discutibili. Voglio parlare oggi del progetto di una nuova pista da bob che sarà realizzata (?) a Cortina con l’occasione dei Giochi.

Prima però un telegrafico commento su un altro caso simile, quello legato alla costruzione della pista da bob di Cesana Torinese poi utilizzata in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Torino 2006. Appunto. Quella pista ci è costata allora (ci, nel senso di “a noi” cioè nel senso del termine) circa 140 milioni di euro. Nel 2011, dopo una manciata di utilizzi legati soprattutto alla disciplina dello slittino, ne viene decisa la chiusura anche a causa degli alti costi di gestione (si parla di milioni). Dettaglio non secondario, e intendo una volta di più parlare di ambiente, il fatto della presenza di un grave pericolo, quello dovuto alle oltre 50 tonnellate di ammoniaca utili alla creazione e mantenimento dello strato di ghiaccio. Un impianto del quale ogni giorno andava monitorata la tenuta delle cisterne “perché con un minimo di perdita di quella sostanza sarebbe stato una catastrofe” (Lorenzo Colomb – ex Sindaco del Comune della Val di Susa) Insomma una cattedrale nel deserto oggi nota soprattutto per i continui furti del rame contenuto nei cavi elettrici. Mi sembrava una premessa utile per meglio definire uno scandalo a cielo aperto.

Nonostante “Cesana doceat” si vuole ripetere la stessa esperienza. I costi previsti per la nuova pista da bob di Cortina ammontano a 85 milioni di euro (+ IVA), facile prevedere che ci (!) costerà più del doppio (se va bene). In Italia funziona così. Ma la cosa che più mi ha sbalordito è che i praticanti di bob nel nostro Paese ammontano a diciassette (17). Avete capito bene. Se a questi aggiungiamo i praticanti di slittino e skeleton si supera di poco il numero di trenta (30) sommando maschile e femminile. Sia chiaro che non ho niente contro di loro e godono di tutta la mia ammirazione, ci mancherebbe. Ma la realtà è questa e la pista non è tutto. C’è infatti bisogno di altro spazio: occorreranno altri 2.000 metri cubi per collocare nuovi edifici fino a un totale di 18.000 mc di cemento oltre a quelli necessari per la costruzione del percorso da bob. Mi fermo qui. A me pare una follia e non starò qui a fare nomi della legione di politici (locali e non) favorevoli a questo immenso scempio anche perché non è questo il mio scopo e francamente non me ne frega niente.

Ma una cosa tuttavia devo dirla perché ci tengo troppo: la posizione del Club Alpino Italiano. Almeno una cosa è certa, il CAI Veneto si è espresso in modo netto verso un NO convinto impreziosito anche da una petizione on-line (https://chng.it/2dtD4hsrMZ) contro “la nuova pista da bob di Cortina, la cementificazione, lo spreco di denaro pubblico, in difesa delle Dolomiti per un’Olimpiade realmente sostenibile” (insieme al CAI Regione Veneto anche Mountain Wilderness Veneto, Comitato Civico di Cortina, Peraltrestrade Dolomiti). Ringrazio davvero i Soci veneti tra i quali conto ancora diversi amici.

Non esiste tuttavia un segnale preciso da parte del Consiglio Direttivo Centrale e quindi del nostro nuovo Presidente Generale che si limita a sottolineare come il compito del CAI sia quello di affermare “in maniera concreta il nostro impegno per la tutela dell’ambiente montano, in questo particolare caso legato alle prossime Olimpiadi invernali, e per uno sviluppo che sia davvero attento alla sostenibilità. Il Cai crede in un ambientalismo legato alla frequentazione e questa sarà solo la prima delle iniziative che porteranno la classe dirigente a toccare con mano i problemi ambientali delle montagne italiane … per prendere decisioni consapevoli che possano realmente fare la differenza» (Lo Scarpone). Aspettiamo con fiducia decisioni consapevoli e ci aspettiamo il rispetto dello Statuto del CAI che parla di “difesa” dell’ambiente e non solo di “tutela”. Non è la stessa cosa.

Da queste decisioni capiremo di più di questa nuova Presidenza nata, francamente, sotto i peggiori auspici. Sfuriate e pugni sui tavoli potevano essere evitati. Oltretutto non è un indizio di autorevolezza, è al contrario un sintomo di debolezza. Se a questo aggiungiamo certe dichiarazioni del tipo “i tesserati si iscrivono al CAI per salire in montagna, non per fare dell’ambientalismo” (Corriere delle Alpi – 10 luglio 2022) non vedo un buon futuro per il CAI. Personalmente, dando ascolto come al solito al mio DNA, pronuncio soltanto “Auguri Presidente”.

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